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DESIGN...
Conoscere materiali, processi produttivi e continua
sperimentazione per dare forma alla fantasia.
Così pensa e fa design Stefano Giuffredi.
Intervista di Andrea Filippin,
in occasione della pubblicazione del catalogo 62.

Architetto, svolge il ruolo di corporate designer per GAM,

occupandosi di nuovi prodotti, layout espositivi e contract.

Come ti sei avvicinato al mondo del design?

Non mi sono avvicinato, ci sono nato.

Da bambino esploravo quello che oggi è l’ex stabilimento GAM, perdendomi letteralmente in uno spazio sterminato, popolato da chilometri di rulli trasportatori e da macchinari enormi.

Attrezzature che ho cominciato a conoscere e usare da adolescente, prendendo confidenza con quel materiale meraviglioso che è il legno massello, scoprendone venature, colori e profumi.

Erano semplici oggetti di uso quotidiano, neanche progettati, una forma di design archetipo.

Da dove trai ispirazione?

Ovunque. Credo che sia una questione di approccio, di percezione della realtà che ci circonda.

Mantenere uno sguardo curioso e la mente ricettiva permette di accumulare una grande quantità 

di informazioni dalle quali poi, in maniera assolutamente naturale, attingo.

Tutte le idee che sono alla base dei modelli in produzione per GAM nascono da personali emozioni molto lontane dal mondo del design stesso. L’ispirazione però deve essere continuamente alimentata non solo da stimoli, ma anche da nozioni tecniche e sperimentazioni. Quindi fantasia, ma anche tanta ricerca.

In che modo progetti?

Penso che ogni tipologia di prodotto necessiti di un iter progettuale dedicato.

Per gli elementi di arredo inizio con schizzi a mano libera cercando di visualizzare le linee generali fino a quando prende forma un’idea definita. Poi passo a una seconda idea e così via fino a quando sento di avere saturato l’argomento. Ma non sempre la più interessante sulla carta diventa poi un oggetto reale perchè sin dai primi disegni considero l’aspetto produttivo e i relativi costi.

Quando scelgo quale idea tradurre in prototipo, senza passare per simulazioni e 3D, ho già valutato l’aspetto estetico, i materiali e le tecniche di lavorazione.

Parlaci del tuo primo progetto, l’armadio ISE.

Era il 1998 e ancora studente alla FAF (Facoltà di Architettura di Ferrara, ndr) provai a cimentarmi con la progettazione di un nuovo modello di armadio.

Era il periodo in cui tutte le aziende realizzavano armadi in finitura mista laccato e ciliegio,

applicando su armadiature lisce dei profili più o meno elaborati.

Ebbi l’idea non solo di attuare il processo inverso, incidere invece di incollare, ma anche di differenziare il disegno della singola anta in base alla posizione nella composizione.

Fu un punto di rottura storico per il mercato.

Fino ad allora nessuna azienda aveva prodotto un armadio che cambiava disegno in base alla dimensione. Ma segnò una svolta importante anche per GAM, che fu "costretta" a rivedere la mentalità produttiva.

Ma fu solo l’inizio...

In che senso?

Il modello ISE introdusse una singola possibile variazione, che allora fu davvero impegnativa da implementare, ma che certo non lasciava presagire l’esplosione delle variabili che gli sarebbero succedute. I modelli che ho progettato in seguito (FLISH, LIFE, MH10, BEAT, ndr) nascono da un approccio innovativo, dove la superficie  del prodotto viene interpretata come un foglio bianco sul quale, di volta in volta, si applica il disegno del modello.

Il disegno viene adattato decine e decine di volte, una per ogni possibile composizione a listino.

Questa estrema personalizzazione è resa possibile solo grazie ad uno sforzo congiunto: da un lato un designer consapevole che con la sua proposta sarà chiamato a disegnare molteplici versioni dello stesso prodotto, dall’altro un’azienda che deve convertire, attivare e mantenere “a bordo macchina” decine di file CAM per ogni modello.

Ma non solo armadi...

La storia produttiva di GAM vede un’attenzione costante sulla zona notte e sul prodotto armadio in particolare. In questi ultimi anni alla collezione di armadi componibili ne è stata affiancata dapprima una di porte e poi una di contenitori componibili.

Sono implementazioni che se attuate con rigore portano ad ampliare considerevolmente l’offerta in tempi relativamente brevi. Per le porte, essendo un componente di arredo che parte da misure standardizzate, sono bastati due anni, mentre per dare forma ai contenitori e ingegnerizzare la componibilità ne sono occorsi quattro.

Nel catalogo “62” troviamo una novità non annunciata...
 

E’ stato il mercato stesso, quando ha compreso che la qualità e il design del prodotto poteva traslare dagli armadi alle porte e ai contenitori, a chiedere la fornitura delle cucine.

Era un progetto già in fase di sviluppo che ha ampliato la gamma dell’offerta per il mercato contract.

Qualche anticipazione?

La direzione del percorso è facilmente leggibile e la volontà di GAM di interpretare la propria

unicità a 360° spingerebbe a voler esplorare altri ambienti domestici.

Per altre informazioni su Stefano Giuffredi

visitare

www.stefanogiuffredi.com